Il doppio taglio dei tassi Fed del 16 e 17 settembre 2025 segna un cambio di rotta significativo nella politica monetaria americana. La Federal Reserve ha ridotto il tasso di riferimento di 50 punti base, portandolo nel range 4,00%–4,25%, nonostante l’inflazione resti sopra il target del 2%, attestandosi intorno al 2,9–3,0%. Questa manovra nasce principalmente dal rallentamento del mercato del lavoro e dall’aumento della disoccupazione, evidenziando una strategia più accomodante per bilanciare crescita e stabilità occupazionale.

Motivi dietro il doppio taglio Fed 2025

La decisione della Fed di settembre si fonda su condizioni macroeconomiche reali più che su pressioni inflazionistiche. In particolare, la debolezza nel mercato del lavoro, con una crescita occupazionale rallentata e un tasso di disoccupazione previsto in aumento al 4,5%, giustifica una politica monetaria meno restrittiva. Le proiezioni economiche indicano una crescita del PIL intorno all’1,6%, sotto il potenziale, e un’inflazione in calo moderato verso il 3%, spingendo la Fed a prevenire un peggioramento sistemico del mercato del lavoro. Di conseguenza, si attende che la pressione disinflazionistica derivante dal rallentamento occupazionale contribuisca a mantenere sotto controllo i prezzi, pur mantenendo la possibilità di ulteriori tagli entro fine anno.

Impatto sui mercati e valutazioni finanziarie

Il doppio taglio riduce il costo del denaro a breve termine, modificando le aspettative degli investitori sui rendimenti e sui prezzi degli asset rischiosi. Con un tasso nominale tra il 4% e il 4,25% e un’inflazione attesa intorno al 3%, il tasso reale rimane positivo ma contenuto. Tale scenario abbassa i tassi di sconto, supportando i multipli azionari soprattutto nei settori sensibili al costo del capitale. Inoltre, favorisce il credito corporate e il settore immobiliare riducendo i costi di rifinanziamento. Tuttavia, l’inflazione ancora sopra target mantiene elevata la volatilità sui titoli a lunga scadenza, limitando la discesa dei tassi reali necessari per valutazioni più elevate.

Mercato del lavoro e prospettive future della Fed

La fragilità del mercato del lavoro, soprattutto per giovani e minoranze, è al centro della manovra della Fed. L’aumento della disoccupazione in questi gruppi implica rischi distributivi e peggiora la qualità della ripresa economica. Perciò, la banca centrale intende evitare effetti recessivi più profondi agendo preventivamente. Gli scenari futuri dipendono dai dati sull’occupazione e sull’inflazione: un mancato calo dei prezzi potrebbe costringere a una nuova stretta, mentre un deterioramento occupazionale più marcato richiederebbe ulteriori stimoli. Nel frattempo, analisi come quelle di Yardeni Research evidenziano i rischi di squilibri nei prezzi degli asset in un ciclo di tagli, ma sottovalutano il peso dei danni a capitale umano e produttività derivanti dal peggioramento del mercato del lavoro. Gli investitori dovranno quindi monitorare attentamente la curva dei rendimenti e le evoluzioni macro per adattare le proprie strategie.