La decisione della Federal Reserve riguardo un possibile taglio dei tassi a settembre è al centro dell’attenzione dei mercati finanziari, soprattutto dopo le parole di Austan Goolsbee, presidente della Federal Reserve Bank di Chicago, che si è dichiarato “ancora indeciso”. Questo scenario riflette la tensione tra dati sull’occupazione più deboli delle attese, che spingono verso un allentamento monetario, e la cautela della Fed, che vuole evitare di affrettare una mossa che potrebbe compromettere la stabilità dei prezzi.

Rapporto occupazione e reazioni di mercato

Il rapporto sull’occupazione di agosto, con un aumento netto di appena 22.000 posti, ha sorpreso gli operatori finanziari, suggerendo un rallentamento significativo del mercato del lavoro. Questa dinamica ha subito influenzato i prezzi dei futures sui Fed funds, aumentando la probabilità di un taglio dei tassi già nella riunione del 16-17 settembre. Alcuni investitori stanno persino scommettendo su un taglio «jumbo» superiore ai tradizionali 25 punti base. Tuttavia, il dato debole sull’occupazione non è l’unico elemento preso in considerazione dalla Fed, che analizza anche l’andamento dell’inflazione core e i rischi esterni.

La prudenza di Goolsbee e decisioni data-dependent

Intervistato da Bloomberg TV, Goolsbee ha sottolineato la necessità di mantenere le opzioni aperte e di valutare con attenzione i dati futuri. Nonostante la pressione dei mercati, la Fed rimane focalizzata su un approccio caso per caso, valutando simultaneamente l’andamento dell’occupazione, dell’inflazione e i rischi provenienti da fattori esterni come le tensioni commerciali e tariffarie. Questo approccio mostra come i responsabili di politica monetaria siano consapevoli delle sfide nel bilanciare il sostegno alla crescita economica e il mantenimento della credibilità anti-inflazionistica.

Scenari possibili e implicazioni per la Fed

Alla vigilia della riunione, si delineano tre possibili scenari:

  • Nessun taglio – la Fed attende conferme sul rallentamento e sull’inflazione prima di muoversi;
  • Taglio moderato di 25 punti base, per segnalare un primo sostegno senza compromettere il controllo dei prezzi;
  • Taglio «jumbo» di 50 punti base o più, per reagire rapidamente a un indebolimento marcato dell’occupazione, ma con il rischio di minare la fiducia nella politica anti-inflativa.

La decisione finale dipenderà dalla capacità del FOMC di interpretare i dati di medio termine nella loro complessità, includendo anche l’evoluzione delle tensioni commerciali. Nel frattempo, i mercati rimangono volatili e attenti a ogni segnale proveniente dalla Fed, consapevoli che la scelta di settembre potrebbe spostare significativamente le aspettative sull’orientamento futuro della politica monetaria.