Il mercato del lavoro è sostenibile, non debole: questa chiave di lettura è stata sottolineata con decisione da Mary Daly, presidente della Federal Reserve Bank di San Francisco, nel descrivere le dinamiche attuali dell’occupazione negli Stati Uniti. Questo giudizio assume un peso strategico cruciale, poiché orienta le decisioni della Fed riguardo alla politica monetaria. Infatti, una valutazione di sostenibilità implica che l’economia possa proseguire il percorso di disinflazione senza un deterioramento significativo dell’occupazione, mantenendo così un delicato equilibrio tra la lotta all’inflazione e la salvaguardia del mercato del lavoro. Nel 2025, la Fed ha confermato tassi invariati il 19 giugno (range 4,25–4,50%) per poi operare un taglio di 25 punti base il 17 settembre, dimostrando un atteggiamento paziente ma pronto all’adeguamento nei confronti dei dati reali, come previsto dal calendario delle otto riunioni FOMC dell’anno.
Definizione del mercato sostenibile e non debole
Quando Daly parla di un mercato del lavoro “sostenibile”, non si limita a una semplice analisi quantitativa sui livelli di occupazione. Si riferisce invece a un insieme complesso di indicatori: la partecipazione alla forza lavoro, la domanda di posti da parte delle imprese, la velocità con cui si sostituiscono le posizioni vacanti e le pressioni salariali. In questo contesto, sostenibilità significa che il ritmo delle assunzioni è compatibile con una disinflazione graduale senza causare un repentino aumento della disoccupazione. Inoltre, definire il mercato “non debole” segnala che, sebbene alcuni parametri come il turnover si stiano rallentando, la domanda di lavoro rimane abbastanza robusta da evitare un significativo calo dei salari o della domanda aggregata, aspetti fondamentali per il mantenimento della stabilità economica.
Implicazioni della strategia Fed e scenari futuri
La percezione di un mercato del lavoro stabile consente alla Fed di adottare una strategia più paziente riguardo ai rialzi dei tassi, focalizzandosi sull’osservazione degli indicatori di inflazione e disinflazione. Questa impostazione si riflette nella politica del 2025, caratterizzata da una pausa a giugno e da un taglio modesto a settembre, con la consapevolezza che ulteriori manovre dipenderanno dall’evoluzione dei dati occupazionali. Come ha evidenziato Jerome Powell, il timore di un peggioramento del mercato occupazionale, con conseguenti difficoltà di sostituzione dei posti di lavoro persi, ha spinto verso questa scelta. Tuttavia, la lettura di Daly mantiene aperta l’opzione di ulteriori pause o aggiustamenti incrementali in termini di tassi. Diverse voci autorevoli suggeriscono scenari diversi: mentre alcuni consulenti del FOMC come Waller indicano la possibilità di un taglio anticipato, sottolineando i rischi crescenti legati al mercato occupazionalecon una visione più cauta, altri analisti pongono l’accento sul rischio di intervenire troppo tardi e soffrire un rapido aumento della disoccupazionecome evidenziato da Bowman. È inoltre importante considerare che il mercato del lavoro non è omogeneo: settori come la tecnologia e l’industria manifatturiera mostrano segnali diversi rispetto ai servizi, aumentando la complessità delle valutazioni.
Indicatori chiave e ruolo delle riunioni FOMC 2025
L’attenzione rimane puntata su alcuni indicatori fondamentali per verificare la tenuta del mercato del lavoro. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono un segnale immediato di eventuali perdite occupazionali, come monitorato attentamente dopo il taglio di settembre. La partecipazione alla forza lavoro e il tasso di partecipazione forniscono rivelazioni sulla reintegrazione di lavoratori nel mercato, influenzando le pressioni salariali. L’andamento delle posizioni vacanti dimostra la capacità delle aziende di trovare nuovi occupati, mentre i dati sulla crescita salariale aiutano a prevedere le dinamiche inflazionistiche. Il calendario 2025 prevede otto riunioni FOMC, tra cui quattro aggiornamenti delle proiezioni economiche, che costituiranno momenti decisivi per la rimodulazione della strategia monetaria. In questo senso, la Fed è pronta a riprendere i tagli dei tassi se i dati dovessero confermare un indebolimento reale, mantenendo tuttavia un approccio guidato dai segnali concreti del mercatocome sottolineato da fonti autorevoli.