
S&P 500 e midterm: il minimo del 2022 può ripetersi nel 2026?
Nel 2022 l’S&P 500 trovò il minimo prima delle midterm e confermò il bull market solo nel giugno 2023. Che cosa cambia nel 2026 tra Fed, Trump e Congresso, e quali scenari osservare dopo il voto.
Le midterm possono cambiare il quadro politico; il percorso dei mercati resta aperto a esiti diversi. Illustrazione concettuale.. Immagine generata con AI, non è una fotografia.
L’S&P 500 e le midterm americane hanno un precedente che oggi torna a incuriosire gli investitori: nel 2022 il mercato azionario trovò il suo minimo vicino alle elezioni di metà mandato e nei mesi successivi ripartì. Alla vigilia del voto del 2026, la tentazione è cercare lo stesso copione. Ma tra una coincidenza di calendario e una previsione di Borsa c’è una distanza che conviene misurare.
Il minimo del 2022 arrivò prima delle elezioni, mentre la conferma del bull market richiese ancora diversi mesi. È da questa distinzione che parte un confronto utile con il mercato attuale.
Analisi aggiornata al 2 novembre 2026, prima del voto del 3 novembre. I livelli di Borsa citati si riferiscono alle chiusure fino al 30 ottobre; gli scenari successivi al voto sono ipotesi, non risultati già avvenuti.
S&P 500 e midterm: che cosa accadde davvero nel 2022
Il riferimento è il 12 ottobre 2022, quando l’S&P 500 chiuse a 3.577,03 punti. Quello fu il minimo di chiusura del mercato ribassista. Le elezioni si svolsero l’8 novembre: il punto di svolta precedette quindi le urne di quasi un mese.
L’8 giugno 2023 l’indice chiuse a 4.293,93 punti, superando il rialzo del 20% da quel minimo. È la soglia comunemente utilizzata per identificare un bull market, pur senza un’autorità che certifichi ufficialmente l’inizio dei cicli. Le due date e i due livelli sono riepilogati nell’analisi di RB Capital Management del luglio 2023.
Dire che il mercato rialzista nacque nell’autunno delle midterm è dunque una ricostruzione possibile a posteriori. Dire che partì subito dopo il voto può invece confondere la sequenza: il recupero era già cominciato e la conferma convenzionale arrivò circa sette mesi dopo le elezioni.
Per chi investiva allora, ottobre non aveva un cartello con scritto “minimo definitivo”. C’erano ancora inflazione, rialzi dei tassi e timori sulla crescita. È facile riconoscere una svolta sul grafico completato; molto meno mentre si sta formando.

Le urne contavano, ma la Fed e l’inflazione contavano altrettanto
Il 2 novembre 2022, a pochi giorni dalle elezioni, la Federal Reserve portò il tasso sui federal funds nell’intervallo 3,75–4% e indicò che prevedeva ulteriori aumenti. Il comunicato di quella riunione descriveva un’inflazione elevata e una politica monetaria ancora in fase di restrizione.
Il 10 novembre arrivò un’altra informazione importante: il Bureau of Labor Statistics comunicò per ottobre un’inflazione al consumo del 7,7% annuo, dopo l’8,2% di settembre. I prezzi continuavano a salire, ma a un ritmo più lento. Per il mercato, distinguere tra inflazione alta e inflazione che smette di accelerare poteva cambiare le attese sui tassi futuri.
Le elezioni modificarono anche gli equilibri politici: sotto la presidenza Biden, i repubblicani conquistarono la Camera, mentre al Senato rimase il controllo democratico con il sostegno degli indipendenti. Il quadro dei risultati è documentato dalla Federal Election Commission.
Un Congresso diviso può ridurre la probabilità di alcuni cambiamenti legislativi, ma questa è solo una delle variabili. Dal fatto che un rialzo sia avvenuto nello stesso periodo di un’elezione non si può ricavare quanto del rialzo sia stato causato dall’elezione. Nel 2022 si sovrapposero politica, prezzi e aspettative monetarie: isolare le urne significa perdere una parte della storia.
Il mercato del 2026 parte da una posizione diversa
Per confrontare i due periodi serve una fotografia con una data precisa. Nella serie S&P Dow Jones Indices pubblicata da FRED, l’S&P 500 è passato da 7.743,98 punti il 28 ottobre 2026 a 7.580,07 il 30 ottobre: circa il 2,1% in meno in due sedute, calcolato sui valori di chiusura. Si tratta dell’indice dei prezzi, senza dividendi.
Questa flessione descrive una tensione recente; da sola non dimostra che si sia formato un minimo di ciclo. E confrontare il livello di oggi con quello del 2022 non basta a dire se le azioni siano convenienti: per parlare di valutazioni servono anche utili, crescita attesa e tassi.
C’è poi una coincidenza istruttiva. Il 28 ottobre 2026 la Fed ha mantenuto i tassi al 3,75–4%, lo stesso intervallo raggiunto quattro anni prima. Nel comunicato attuale descrive però un’economia in forte espansione e un’inflazione ancora elevata; due membri avrebbero preferito un aumento di un quarto di punto.
Lo stesso numero sui tassi, quindi, accompagna due contesti differenti. Nel novembre 2022 la banca centrale annunciava altri rialzi; oggi ha scelto una pausa, con dissensi favorevoli a una stretta. La pausa non equivale alla promessa di tagli. Il loro effetto su credito e valutazioni è approfondito anche nella nostra guida sull’aumento dei tassi di interesse.
La politica attuale: Trump, il Congresso e i limiti del “governo diviso”
Il voto federale è fissato al 3 novembre 2026, come indica la FEC. Alla data di questa analisi l’esito è ancora aperto. Alla Casa Bianca c’è Donald Trump e i repubblicani difendono le maggioranze al Congresso: la possibilità di perderne una o entrambe è uno dei rischi discussi nell’approfondimento di S&P Global sulle midterm.
Per gli investitori, le possibili conseguenze passano attraverso tasse, spesa pubblica, regolazione e politica commerciale. La nostra lettura è che vadano valutate misura per misura: la conferma della maggioranza repubblicana renderebbe più agevole l’iter di alcune iniziative dell’amministrazione; una vittoria democratica in una camera aumenterebbe il peso della negoziazione. Nessuno dei due esiti determina automaticamente la direzione dell’indice.
Anche l’idea che lo stallo politico sia sempre favorevole alla Borsa richiede prudenza. Nell’analisi del 30 ottobre, J.P. Morgan Private Bank osserva che un compromesso può ampliare la spesa per soddisfare priorità di entrambi i partiti. Se gli investitori chiedessero un rendimento maggiore per finanziare il debito, le azioni potrebbero risentirne.
La stessa analisi mette al centro gli investimenti nell’intelligenza artificiale e i tempi necessari a renderli redditizi. Per questo, nel 2026, il confronto con il 2022 deve includere anche la capacità delle imprese di trasformare le aspettative in utili. Un risultato elettorale chiaro può sciogliere un’incertezza politica; non risolve quella industriale.

Tre scenari possibili dopo le midterm
I seguenti scenari sono una lettura di Bull & Bear delle variabili esaminate, senza probabilità assegnate o obiettivi di prezzo.
- Scenario rialzista: il risultato viene accettato senza una fase prolungata di incertezza, l’inflazione rallenta e le imprese confermano le attese sugli utili. In queste condizioni, una riduzione del rischio politico potrebbe accompagnare una ripresa. Il parallelo con il 2022 avrebbe senso soprattutto nel miglioramento delle aspettative, anche se il punto di partenza rimarrebbe diverso.
- Scenario laterale: il voto chiarisce le maggioranze, ma i dati economici restano contrastanti. Le azioni potrebbero oscillare mentre il mercato rivede le attese su Fed, margini e investimenti. Un calendario storicamente favorevole non sarebbe sufficiente a creare una nuova tendenza.
- Scenario ribassista: inflazione persistente, rendimenti obbligazionari in aumento o utili deludenti prevalgono sul sollievo elettorale. Un eventuale rimbalzo dopo il voto potrebbe esaurirsi. Le urne avrebbero chiuso una domanda, lasciando aperte quelle che incidono sui prezzi delle attività finanziarie.
Che cosa osservare prima di chiamarlo un nuovo bull market
Una lettura coerente richiede più conferme: andamento dell’inflazione, indicazioni della Fed, revisioni degli utili e partecipazione al rialzo di un numero ampio di società. Se l’indice sale grazie a pochi titoli, il segnale descrive una situazione diversa da una ripresa diffusa. Anche i rendimenti dei Treasury aiutano a capire se il costo del denaro sta sostenendo o frenando il recupero.
Per chi investe dall’Italia, inoltre, il rendimento di un’esposizione non coperta alle azioni americane dipende anche dal cambio euro-dollaro. Il rendimento dell’indice in dollari non coincide necessariamente con quello ottenuto in euro; costi e dividendi aggiungono altre differenze.
Il precedente del 2022 suggerisce che il mercato può anticipare la fine dell’incertezza, non che le midterm producano un minimo su ordinazione. Bull può riconoscere le condizioni per un recupero; Bear deve verificare quanto ottimismo sia già nei prezzi. Il confronto diventa utile quando obbliga entrambi a guardare i dati, prima di affidarsi al calendario.
Questo articolo è un'analisi di politica economica e monetaria. Non contiene raccomandazioni di investimento. Tutti i dati riportano la fonte e la data di rilevazione: i valori di mercato cambiano, quelli citati sono aggiornati alla data di pubblicazione dell'articolo.
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Fonti
In evidenza le fonti istituzionali
- rbcapitalmanagement.com, RB Capital Management, 2nd Quarter 2023: A New Bull Market?
- federalreserve.gov/monetary20221… (fonte istituzionale), Federal Reserve, comunicato FOMC del 2 novembre 2022
- bls.gov (fonte istituzionale), Bureau of Labor Statistics, CPI ottobre 2022, pubblicato il 10 novembre 2022
- fec.gov/federalelecti… (fonte istituzionale), Federal Election Commission, Federal Elections 2022
- fred.stlouisfed.org (fonte istituzionale), S&P Dow Jones Indices, S&P 500, serie SP500 tramite FRED; chiusure fino al 30 ottobre 2026
- federalreserve.gov/monetary20261… (fonte istituzionale), Federal Reserve, comunicato FOMC del 28 ottobre 2026
- fec.gov/election-resu… (fonte istituzionale), Federal Election Commission, calendario e informazioni sulle elezioni federali
- spglobal.com, S&P Global Market Intelligence, US midterms add new risk to stock market beset by noise, 12 ottobre 2026
- privatebank.jpmorgan.com, J.P. Morgan Private Bank, Jumping Hurdles: The race to year-end, 30 ottobre 2026

A cura di
Si occupa di finanza personale, mercato azionario e criptovalute: le tre cose su cui tutti hanno un'opinione fortissima e quasi nessuno ha letto le condizioni. Lui le legge, note a piè di pagina comprese, e poi le racconta in italiano. Controlla il grafico molto più spesso di quanto sia disposto ad ammettere.
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