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Bull & Bear
Bull aziona un ingranaggio da una scala, mentre Bear ruota un modello delle camere del Congresso.
Mercati e borsa

S&P 500 dopo le midterm: i dati sul cambio di maggioranza

Venti elezioni dal 1946 al 2022: i rendimenti a 3, 6 e 12 mesi divisi per cambio di maggioranza al Congresso. I calcoli e i limiti del dato sempre positivo.

di Alessio Carrafa

Le configurazioni del Congresso aiutano a classificare il campione; non determinano un rendimento futuro. Illustrazione concettuale.. Immagine generata con AI, non è una fotografia.

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Dopo le midterm del 2022, l'S&P 500 guadagnò il 14,5 per cento in dodici mesi. Quel risultato completa una sequenza di 20 rendimenti annuali positivi su 20 elezioni di metà mandato, dal 1946 al 2022. Il dato riguarda l'indice dei prezzi delle azioni americane e la sua serie precedente: non coincide necessariamente con il rendimento ottenuto da un investitore.

Dividendo le elezioni in base al cambio di maggioranza al Congresso, emerge una differenza meno conosciuta. Il rendimento medio a dodici mesi fu del 17,0 per cento quando nessuna delle due camere cambiò controllo, dell'8,4 per cento quando cambiò una sola camera e del 16,8 per cento quando cambiarono entrambe. Sono medie di gruppi del passato, non una misura dell'effetto del voto sulla Borsa.

S&P 500 dopo le midterm: come abbiamo misurato i rendimenti

Per confrontare tre, sei e dodici mesi abbiamo usato le variazioni pubblicate da Yardeni Research nella Chart Collection del 9 novembre 2022, relative alle elezioni dal 1946 al 2018. Il documento misura dal giorno delle elezioni e precisa che, prima del 1969, le Borse erano chiuse in quella giornata: perciò usa l'ultima chiusura disponibile.

Abbiamo aggiunto il 2022 calcolando le variazioni sulla serie giornaliera S&P Dow Jones Indices distribuita da FRED: 3.828,11 punti l'8 novembre 2022; 4.117,86 l'8 febbraio 2023; 4.138,12 l'8 maggio 2023; 4.382,78 l'8 novembre 2023. Dividendo ogni valore finale per quello iniziale, sottraendo uno e moltiplicando per cento si ottengono, dopo l'arrotondamento, il 7,6, l'8,1 e il 14,5 per cento.

I rendimenti sono variazioni dei prezzi in dollari, non corrette per l'inflazione e senza dividendi. Si riferiscono all'intero intervallo indicato e non sono riportati su base annua. Non comprendono costi, imposte o effetto del cambio. Le medie sono aritmetiche, ogni elezione pesa allo stesso modo e i calcoli partono dai rendimenti individuali arrotondati a un decimale.

Il calcolo a dodici mesi di Dave Manuel, che parte dalla chiusura precedente al voto, restituisce una media complessiva del 14,8 per cento. È una diversa convenzione di osservazione: non va inserita nel confronto a tre orizzonti. Cambiare il giorno iniziale può modificare il risultato, soprattutto nelle sedute con oscillazioni dei prezzi più ampie.

Tre, sei e dodici mesi: i risultati per maggioranza al Congresso

Abbiamo classificato le elezioni usando le cronologie ufficiali di Camera dei rappresentanti e Senato. Per cambio di controllo si intende il passaggio della maggioranza da un partito all'altro rispetto a prima del voto. Perdere seggi non basta; non stiamo neppure contando soltanto le camere perse dal partito del presidente.

Per ogni orizzonte riportiamo il rendimento medio e il numero di osservazioni positive. Le percentuali sono elaborazioni di Bull & Bear sui dati Yardeni e FRED del campione 1946-2022, verificati il 4 novembre 2026.

  • Nessun cambio di maggioranza, 10 elezioni: a 3 mesi +10,0%, positivi 10/10; a 6 mesi +17,5%, positivi 10/10; a 12 mesi +17,0%, positivi 10/10.
  • Cambio in una sola camera, 6 elezioni: a 3 mesi +3,9%, positivi 4/6; a 6 mesi +8,7%, positivi 6/6; a 12 mesi +8,4%, positivi 6/6.
  • Cambio in entrambe le camere, 4 elezioni: a 3 mesi +6,8%, positivi 4/4; a 6 mesi +9,6%, positivi 3/4; a 12 mesi +16,8%, positivi 4/4.
  • Almeno una camera cambia maggioranza, 10 elezioni: a 3 mesi +5,1%, positivi 8/10; a 6 mesi +9,1%, positivi 9/10; a 12 mesi +11,8%, positivi 10/10.
  • Tutte le 20 elezioni: a 3 mesi +7,5%, positivi 18/20; a 6 mesi +13,3%, positivi 19/20; a 12 mesi +14,4%, positivi 20/20.

La voce "almeno una camera" riunisce i gruppi da sei e quattro elezioni: non è un campione aggiuntivo. La sua media tiene conto del diverso numero di casi nei due gruppi.

Bull lavora al meccanismo di una clessidra; Bear ne solleva un'altra per osservarla alla luce.
Le clessidre richiamano i diversi orizzonti di osservazione: tre, sei e dodici mesi dopo il voto. Illustrazione concettuale.. Immagine generata con AI, non è una fotografia.

A sei mesi il divario medio arriva a 8,4 punti

Fra maggioranze invariate e almeno un cambio di controllo, la differenza osservata raggiunge circa 8,4 punti percentuali a sei mesi, contro 4,9 punti a tre mesi e 5,2 a dodici. I divari sono calcolati prima di arrotondare le medie mostrate nell'elenco.

Questo confronto descrive un'associazione nel campione, non un premio attribuibile alla politica. Anche la media più alta a sei mesi rispetto a dodici, nel gruppo senza cambi, non dimostra che ogni anno il mercato abbia toccato un massimo a maggio. Una media non ricostruisce il percorso di ciascuna osservazione.

Grafico a barre dei rendimenti medi a 3, 6 e 12 mesi, suddivisi fra nessun cambio, cambio in una camera e cambio in entrambe. I campioni contano rispettivamente 10, 6 e 4 elezioni.
Rendimenti medi dei tre gruppi, con numero di elezioni indicato in legenda. Le barre partono da zero e mostrano variazioni cumulate, non annualizzate. Elaborazione Bull & Bear su Yardeni e FRED, campione 1946-2022.

Apri il grafico a piena risoluzione.

Le etichette nascondono poi una distinzione politica. Nel 1982 nessuna camera cambiò controllo, ma la Camera rimase democratica e il Senato repubblicano, sotto il presidente repubblicano Ronald Reagan. Maggioranze invariate non significa governo unificato. Per classificare il 2002, inoltre, occorre considerare il controllo democratico del Senato prima del voto, seguito al cambio di appartenenza di Jim Jeffords nel 2001. Confrontare soltanto l'inizio di due legislature consecutive porterebbe a una classificazione sbagliata.

I dieci casi senza cambi sono il 1950, 1958, 1962, 1966, 1970, 1974, 1978, 1982, 1990 e 1998: tutti precedono il 2000. Sei dei dieci casi con almeno un cambio si collocano invece dal 2002 in avanti. Il confronto mescola quindi anche epoche diverse. Senza tenere conto di politica monetaria, inflazione, utili e valutazioni iniziali, non può separare il contributo di queste variabili da quello dell'esito elettorale.

Nel 2002 e nel 2018 i primi tre mesi furono negativi

Il gruppo con una sola camera passata all'altro partito comprende il 1986, 2002, 2010, 2014, 2018 e 2022. Tre mesi dopo il voto del 2002 l'indice era sceso del 7,8 per cento; dopo quello del 2018 aveva perso lo 0,9 per cento. A sei mesi entrambe le osservazioni erano positive.

Questi due casi smentiscono una lettura del dato annuale come successione di guadagni senza interruzioni. Non dimostrano però che il cambio di maggioranza abbia causato le perdite iniziali. Tre rilevazioni non misurano neppure la discesa più profonda avvenuta fra una data e l'altra. La data del minimo del 2022, esaminata nell'approfondimento sul confronto fra le midterm del 2022 e del 2026, risponde a una domanda diversa dai rendimenti successivi al voto.

Quattro elezioni non bastano per una regola sul doppio cambio

Camera e Senato cambiarono entrambi maggioranza nel 1946, 1954, 1994 e 2006. I rendimenti a dodici mesi furono, rispettivamente, dello 0,1, del 33,2, del 27,1 e del 6,7 per cento. La distanza fra i casi conta più della precisione apparente della media.

Il grafico affianca alle medie tutti i rendimenti a dodici mesi. La mediana è il valore centrale dei dati ordinati: quando i casi sono in numero pari, si calcola facendo la media dei due valori centrali. I rombi e i tratti verticali mostrano quanto media e mediana siano vicine o distanti nei tre gruppi.

Distribuzione dei venti rendimenti a dodici mesi: punti per le singole elezioni, rombo per la media e tratto per la mediana. Il gruppo con entrambe le camere cambiate va dallo 0,1 al 33,2 per cento.
Ogni punto è una singola elezione. Il segmento grigio indica minimo e massimo osservati, non un intervallo di confidenza. Gli scostamenti verticali separano i punti senza rappresentare un secondo dato. Elaborazione Bull & Bear su Yardeni e FRED.

Apri il grafico a piena risoluzione.

Come verifica della sensibilità del risultato, togliendo le due osservazioni più alte resta una media del 3,4 per cento su appena due elezioni. Non è una stima alternativa da preferire: mostra quanto poche osservazioni possano spostare il numero finale. Il 1946 risultava inoltre negativo a sei mesi, con una perdita del 3,1 per cento.

Bear srotola una pergamena da una scala e Bull ne sostiene l'altra estremità seduto a terra.
Il percorso e il punto di arrivo raccontano cose diverse: un rendimento finale positivo non esclude perdite intermedie. La pergamena è una metafora, non un grafico dei prezzi.. Immagine generata con AI, non è una fotografia.

Venti risultati positivi non sono una probabilità del cento per cento

La scelta del 1946 come punto di partenza conta. Nella parte precedente della serie Yardeni, il rendimento a dodici mesi dopo le midterm del 1938 è negativo del 5,1 per cento. Il risultato sempre positivo appartiene all'intervallo del dopoguerra selezionato, non a tutta la storia pubblicata.

Anche il nome dell'indice richiede una precisazione: S&P Dow Jones Indices data al 4 marzo 1957 il lancio dell'S&P 500 nella forma moderna. Le osservazioni precedenti si riferiscono alle serie che lo hanno preceduto, non a un indice di cinquecento titoli rimasto uguale dal 1946.

Il periodo successivo alle elezioni del 1986 offre un altro controllo. La variazione annuale dell'S&P era positiva dell'1,1 per cento nella serie Yardeni, ma nell'intervallo cadde il Black Monday del 19 ottobre 1987. La ricostruzione della Federal Reserve ricorda che quel giorno il Dow Jones Industrial Average, un indice diverso, perse il 22,6 per cento in una sola seduta. Un risultato positivo alla scadenza non descrive le perdite attraversate lungo il percorso.

I 20 midterm dal 1946 al 2022, anno per anno

La mappa raccoglie tutte le osservazioni utilizzate nei calcoli. Consente di verificare i singoli risultati e la loro distribuzione nel tempo: le celle riportano variazioni a scadenze diverse, non il percorso seguito dai prezzi fra una scadenza e l'altra.

Mappa dei sessanta rendimenti: venti elezioni dal 1946 al 2022 per tre orizzonti. I soli valori negativi sono il 1946 a sei mesi, il 2002 e il 2018 a tre mesi; a destra è indicato il cambio di maggioranza.
Ogni riga è una midterm e ogni colonna un orizzonte di osservazione. La scala dei colori è simmetrica rispetto allo zero; i valori restano leggibili nelle celle. La colonna a destra distingue le maggioranze invariate dai cambi in una o in entrambe le camere. Yardeni 1946-2018, estensione FRED 2022.

Apri il grafico a piena risoluzione.

Il voto del 2026 non aggiunge ancora un'osservazione completa

Per le elezioni del 3 novembre 2026, gli anniversari a tre, sei e dodici mesi cadono a febbraio, maggio e novembre 2027. Al 4 novembre 2026 nessuno di questi intervalli è concluso. Il campione qui analizzato si ferma al 2022 e non assegna un rendimento futuro all'esito del voto del 2026.

Tassi, utili e valutazioni restano variabili distinte; la nostra guida agli effetti dell'aumento dei tassi di interesse spiega alcuni dei meccanismi che li collegano alla Borsa. Il calcolo presentato qui non isola l'effetto di queste variabili e non svolge un test statistico sulle differenze fra i gruppi: confronta osservazioni del passato, ciascuna maturata in condizioni economiche diverse.

Questo articolo è un'analisi di politica economica e monetaria. Non contiene raccomandazioni di investimento. Tutti i dati riportano la fonte e la data di rilevazione: i valori di mercato cambiano, quelli citati sono aggiornati alla data di pubblicazione dell'articolo.

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A cura di

Alessio Carrafa

Si occupa di finanza personale, mercato azionario e criptovalute: le tre cose su cui tutti hanno un'opinione fortissima e quasi nessuno ha letto le condizioni. Lui le legge, note a piè di pagina comprese, e poi le racconta in italiano. Controlla il grafico molto più spesso di quanto sia disposto ad ammettere.

Ha revisionato questo articolo e ne ha approvato la pubblicazione il . Ultimo controllo dei contenuti il .

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